Che cos’è il Piano Transizione 5.0

Giorni importanti per il futuro dell’industria 5.0: il 23 aprile la Commissione Bilancio della Camera ha convertito in legge il DL 19 del 2 marzo 2024, che con il suo art.38 introduce ufficialmente il “Piano Transizione 5.0”.

Il lavoro parlamentare recentemente svolto rappresenta un momento centrale nell’attuazione del PNRR e segna la ferma intenzione dell’Italia di essere protagonista della nuova frontiera dell’industrializzazione con le sue imprese.

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Piano Transizione 5.0: in cosa consiste la legge

L’approvazione del Piano Transizione 5.0 è da inquadrare nel contesto dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In particolare, secondo le parole del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, si tratta di una novità decisiva per accompagnare le aziende italiane nella duplice transizione green e digitale nel corso del biennio 2024/25.

Ma cosa è il Piano Transizione 5.0? Si tratta di un pacchetto di incentivi, finanziato da fondi pari a 6,3 miliardi di euro. Il fine ultimo è favorire la digitalizzazione e la sostenibilità delle imprese italiane.

Destinatarie del Piano Transizione 5.0 sono quindi tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, settore, dimensione o regime fiscale, che effettueranno investimenti in strutture produttive sul territorio italiano, relativamente a dei progetti di innovazione, e che da essi conseguiranno una riduzione dei consumi energetici.

Per essere eleggibili per il Piano Transizione 5.0, gli investimenti relativi a beni strumentali devono generare una riduzione di almeno il 3% a livello di impresa o di almeno il 5% per processo produttivo. È interessata anche l’implementazione di software per il monitoraggio energetico. Altri eventuali investimenti non compresi nel nuovo pacchetto, continuano a ricadere nel precedente Piano Transizione 4.0.

Gli incentivi del Piano Transizione 5.0 vengono erogati sotto forma di credito di imposta, utilizzabile in compensazione con le imposte a debito. In alternativa, essi possono fungere da sconto sulla cifra che spetta al fornitore dei beni strumentali. Le aliquote sono variabili, in funzione della tipologia di investimento e del risparmio energetico ottenuto:

  • Investimenti in beni strumentali per l’efficienza energetica:
    • 50% del costo totale, per un risparmio energetico di almeno il 30%
    • 30% del costo totale, per un risparmio energetico di almeno il 20%
  • Investimenti in beni strumentali per l’innovazione:
    • 40% del costo totale, in caso il bene rientri nella categoria “Beni 4.0”
    • 20% del costo totale, in caso il bene non rientri nella categoria “Beni 4.0”
  • Investimenti in beni strumentali per la sostenibilità:
    • 30% del costo totale, se il bene serve a produrre energia da fonti rinnovabili

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Innovazione e formazione per l’industria 5.0

Il Piano Transizione 5.0 dovrebbe dunque favorire l’adozione delle tecnologie alla base della quinta rivoluzione industriale. Tra queste sono annoverate l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things, la stampa 3D e il cloud computing. La loro spinta innovativa e una perfetta integrazione con l’ecosistema industriale, sarà fondamentale per la competitività delle aziende italiane sul mercato.

Un altro aspetto chiave per la transizione all’industria 5.0 sono gli investimenti sulla formazione, messa in secondo piano nel precedente Piano Transizione 4.0. Adesso è prevista un’agevolazione sulle spese relative a quest’ambito, purché non superino il 10% degli investimenti totali e rientrino entro un tetto di 300.000 euro. Requisito fondamentale è inoltre che la formazione sia esplicitamente rivolta all’acquisizione o al consolidamento di competenze correlate alle tecnologie responsabili della transizione energetica e digitale dei processi di produzione.

Non manca tuttavia qualche perplessità riguardo l’efficacia del Piano Transizione 5.0. Se da una parte il programma di incentivazione economica è massiccio, i criteri di valutazione e confronto dei progetti sembrano deficitari. Non è infatti detto che un progetto più valido in termini di riduzione energetica, sia preferibile dal punto di vista dell’innovazione tecnologica.

Anche gli incentivi sulla formazione appaiono deficitari, dal momento che limitarli alla duplice transizione digitale/green potrebbe essere limitante. Inoltre il tetto del 10% sul budget totale non sembra sufficiente, specialmente se rapportato a un contesto dove è già stato ampiamente dimostrato che investire sulle competenze è spesso più importante rispetto a farlo su tecnologie e infrastrutture.

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